Tu Capitano, io Polena.
Issata al tuo corpo
sotto al peplo
l’ancestrale condanna.
Non tradirò le mie sorelle
benché tu sia solo
e a mia somiglianza.
Non pronunci parole
che affoghi dentro
eppure le sento dalla prua
del cuore madreperla.
Di gesti non compiuti
nella nostra spedizione
rammento ogni notte il dolore,
oh ardimentoso
e assennato amore.
Ma questo è sufficiente:
resto la serenità che mai si arena,
tu Capitano, io Polena.

© LG. 633/1941

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