DAL FINESTRINO ROTONDO DEL CALICE

Un calice di negroamaro, per favore!
Trabocco di sentimenti,
commozioni feconde e disegni arditi.
Annego in un pugilato di ragionamenti
e aneddoti, e inizia l’apologia degli assenti.
Presto! Chiamo l’amica della gioventù,
beata ebbrezza senza vino!
Le dedico “L’arte di perdere” della Bishop:
riperdoniamoci un’altra volta
e rimettiamo sopra una pietra in più.

Un altro calice di negroamaro, per favore!
Incontro una generazione vergine d’alcool:
evoco nomignoli di antichi amanti,
dichiarazioni d’amore al lume della luna
e sorprese notturne
inebriate da ondate di mosto e mirto.
Erato, allungando l’indice, dice
«Eccolo, il suo balcone!» e lancio un nugolo
di sassolini d’amore alla sua finestra
con la rugiada di lacrime mute sul viso.

Ancora un calice di negroamaro, per favore!
Parlo con l’umanità sconosciuta
e sento la sua voce.
Mi misuro con l’universo,
sollevo discorsi ai grandi uomini,
mi inchino con riconoscenza
all’immensità della natura.
Rovescio la ragione dietro l’angolo
e l’alba mi ricorda l’immortalità dello spirito.
Che sia ora di rientrare, Erato?

© LG. 633/1941

© Copyright testo 2016

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